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Territorio

Le Grave del Friuli: un terroir naturalmente vocato alla vite.

Vigneti


L’alta pianura friulana,
a ridosso dell’arco prealpino,
è caratterizzata da un paesaggio naturale
di spiccata originalità: le “Grave”.
Le Grave si estendono su una vasta superficie
di circa 6.500 ettari
nel Friuli Venezia Giulia,
tra le province di Udine e Pordenone,
formate dai grandi conoidi alluvionali
dei fiumi Meduna, Cellina e Tagliamento.
Nel corso di millenni
essi hanno depositato enormi quantitativi
di materiale calcareo-dolomitico,
strappati alla montagna dalla forza delle acque
e trascinati a valle lungo il loro letto.
L’intera pianura poggia su un terreno alluvionale,
grossolano nella parte più settentrionale,
più minuto man mano che i fiumi
proseguono il loro corso,
fino ad arrivare a ridosso della costa.
Le montagne da un lato, le quali,
oltre ad aver generato queste terre,
le proteggono dai freddi venti del Nord,
e il vicino Mare Adriatico,
producono un clima particolarmente adatto
alla coltivazione della vite.
La qualità di un vino dipende
da alcuni fattori essenziali:
la natura del suolo, l’esposizione,
il clima ed il vitigno,
elementi che nelle Grave sono presenti
e che contribuiscono indubbiamente
ad una produzione vitivinicola di qualità.
L’ampia distesa pietrosa delle Grave
ha infatti un duplice effetto positivo per la vite:
durante il giorno riflette il calore e la luce
necessari alla maturazione delle uve;
nella notte restituisce il calore
accumulato nelle ore più assolate,
mantenendo quindi costanti
le condizioni climatiche.
Tale influenza è importante soprattutto
nelle notti di fine estate poiché permette
di protrarre la stagione della vendemmia
ottenendo uve più zuccherine
e con una maggior dotazione di aromi e profumi.
Non a caso, oltre un secolo fa,
i coltivatori usavano ricoprire di pietre
i fondi delle loro vigne,
riproducendo così le caratteristiche condizioni
del terreno delle Grave.

Roveredo in Piano: antica foresta di roveri.

Bosco di roveri


Le prime testimonianze di insediamenti abitativi
nel territorio del comune di Roveredo in Piano,
un tempo “roboretum”,
ossia foresta di roveri, da cui trae il nome,
oggi centro residenziale ai piedi della Pedemontana
nella provincia di Pordenone,
risalgono alla Preistoria,
alla quale appartiene una tradizione,
diffusa in tutte le Grave in quel periodo,
delle tombe a tumulo;
ulteriori elementi quali il ritrovamento
di alcune caratteristiche sepolture celtiche
e di frammenti di laterizi, anelli, fermagli
e di altri oggetti di epoca romana,
lasciano presupporre un primo insediamento
già intorno al 115 a.C. Nel 7 d.C.,
con l’istituzione da parte di Augusto,
primo imperatore romano, di 11 regioni italiane,
Roveredo era sotto il capoluogo di Aquileia,
nella X Regio, denominata “Venetia et Histria”.
I ritrovamenti fanno pensare ad un’enorme prateria,
solcata da un ramo del torrente Cellina,
dove il bosco, in particolare il rovere,
offrì naturale riparo successivamente,
negli ultimi anni dell’Impero Romano.
In epoca medievale l’insediamento
era diviso in due centri:
il primo, “Roveredum Sancti Avocati”,
era soggetto alla giurisdizione dei Templari
e faceva perno sull’attuale piazza;
il secondo, “Villa Roboreti”,
era sottoposto alla giurisdizione dei Conti di Porcia.
La storia di questi territori
è segnata da alcune date:
nel 1499 scoppiò una disputa territoriale
tra Venezia e l’Impero Ottomano
e questi ultimi mossero le loro truppe nel Friuli,
terra veneziana, saccheggiando
numerosi centri abitati, tra i quali Roveredo.

CHIESA PARROCCHIALE
DI SAN BARTOLOMEO
Progettata da Antonio
e Stefano Marchi di Stevenà,
iniziata nel 1854, terminata nel 1872
e consacrata nel 1912.
Facciata neoclassica in sassi
e mattoni a vista,
con quattro semicolonne ioniche,
sormontata da una trabeazione
che accoglie il frontone;
nella sagrestia una graziosa tela
risalente al primo Settecento
attribuita al pittore Francesco Trevisani
rappresenta la Santa Notte.
Il soffitto della chiesa è decorato
con un grande affresco ottocentesco
raffigurante il Giudizio Universale
del pittore Giuseppe de Lorenzi,
che ha firmato anche
i dodici riquadri monocromi alle pareti.

CAPITELLO
DELLA MADONNA DELLA LOVERA
Sulla strada verso
il comune di Fontanafredda,
questo capitello affrescato
ricorda la lunga e minacciosa presenza
dei lupi nel territorio comunale.